I "Cinque punti" del Calvinismo

Il termine TULIP è un acronimo, che significa "tulipano", e sta ad indicare, sinteticamente, i cinque elementi fondamentali sui quali si basa la dottrina della giustificazione per grazia mediante la fede di marca autenticamente protestante.  I Cinque Punti del Calvinismo furono formulati per la prima volta nel 1619, nei Canoni delle Decisioni del Sinodo di Dordt in Olanda, nell’ambito della controversia con i Rimostranti Arminiani. Note anche come “dottrine della grazia”, esse non ebbero origine durante i lavori del sinodo nell’opera di Giovanni Calvino, ma sono state parte della dottrina della chiesa fin dal sec., con l’opera di Agostino d’Ippona. Fu comunque con l’opera riformatrice di Lutero con il testo “De servo arbitrio” e in seguito con Calvino nelle “Istituzioni”, che queste dottrine furono recuperate e riportate al centro del lavoro teologico.

 

Totale Depravazione

Una Elezione Incondizionata

Limitata Espiazione

Irresistibile Grazia

Perserveranza dei santi

 

1. Depravazione Totale: l’uomo naturale è spiritualmente morto;
2. Elezione Incondizionata: l’elezione alla salvezza di Dio è incondizionata;
3. Redenzione Particolare: il sacrificio di Cristo è efficace e inteso solo per il popolo eletto di Dio;
4. Grazia Irresistibile: lo Spirito Santo rigenera ognuno degli eletti di Dio, consentendogli di credere ed essere salvato;
5. Perseveranza dei Santi: coloro che Dio ha rigenerato, chiamato e giustificato, sono custoditi da Dio e aiutati a perseverare nella fede.


Cosa si intende con l’espressione “Totale Depravazione”?

Si vuole intendere che l’uomo è spiritualmente morto a causa della caduta di Adamo ed è in questo stato sin dalla propria nascita. A causa di tale morte spirituale, l’uomo è incapace di accettare e praticare la volontà di Dio essendo sordo e cieco ad ogni autentica realtà spirituale, servendo al peccato che pervade ogni aspetto della sua esistenza, ivi inclusi i suoi ragionamenti, le sue emozioni e la sua volontà, corrompendola e pregiudicandola tutta. In tale stato, l’uomo non solo è incapace di pentirsi e di cercare Dio, ma consciamente o meno, gli è anche attivamente ostile agendo sotto l’impulso della propria natura corrotta. Per tale ragione nulla nelle azioni dell’uomo naturale può essere gradito a Dio, perchè nulla è compiuto con il giusto fine, cioè per dare gloria a Dio, ma con il fine di compiacere il proprio orgoglio e la propria autonomia da Dio.

Trovandosi ogni aspetto del proprio essere in questo stato di totale asservimento al peccato, l’uomo è incapace anche solo di desiderare il bene secondo Dio, e tuttavia agisce in piena responsabilità perchè non costretto da una forza esterna, ma mosso dalla necessità dell sua natura. Nessuna sua azione, volere o buona opera può avvicinarlo alla salvezza, ma solo l’intervento gratuito e incondizionato di Dio.

Ger. 2:16-17; Rom. 5:12; Ef. 2:1-3; Col. 2:13; Ger. 6:5; Ger. 8:21; Eccl. 9:3; Ger. 17:9; Marc. 7:21-23; Giov. 8:44; 2Tim. 2:25-26; 1Giov 3:10; 1Giov 5:19; Rom. 6:20; Tito 3:3; Giov. 6:44; Giov. 6:65; Rom. 3:9-12; Rom. 8:7-8; 1Cor. 2:14


Cosa si intende con “Una Elezione Incondizionata”?

Tutta l’umanità è totalmente corrotta e asservita al peccato. In quanto peccatore, l’uomo condivide la stessa maledizione pronunciata su Adamo e merita giustamente la condanna di Dio. Dio nel suo immenso amore per la Sua creatura ha inviato il suo carissimo Figlio nel mondo, così che chiunque creda in Lui sia infallibilmente salvato ed erediti la vita eterna. Affinchè gli uomini possano essere condotti alla fede, Dio invia i suoi servi per annunciare il vangelo, grazie al quale alcuni sono riconciliati da Cristo e ricevono il dono della fede, altri induriscono i loro cuori rimanendo sotto la condanna di Dio, a causa della incredulità che è costitutiva della loro natura.

Che alcuni ricevano il dono della fede mentre altri ne rimangono privi, procede dall’eterna e insondabile decisione di Dio, secondo la quale prima della fondazione del mondo ha scelto alcuni, non migliori degli altri e non in previsione delle loro azioni future, predestinandoli alla vita eterna, rigenerandoli per grazia e rendendoli inclini a credere, lasciando nel contempo gli altri nella loro ostinata malvagità. L’elezione è quindi incondizionata, non essendo fondata su opere meritorie, sulla previsione della fede prevista del credente, sulla perseveranza. Fede e santità sono i risultati della predestinazione, e non viceversa.

Deut. 10:14,15; Mat. 24:22-24; Mat. 24:31; Giov. 6:37; Giov. 6:65; Giov. 17:9; Rom. 8:28; Rom. 11:5; Ef. 1:4,5; Ef. 1:11; 1Tes. 1:4; 1Tes. 5:9; 2Tes. 2:13; 1Piet. 1:1; 1Piet. 2:8,9; Deut. 7:6; Rom. 9:11-13; Rom. 9:16; 1Cor. 1:27-29; 2Tim. 1:9; At. 13:48; Att. 18:27; Ef. 1:12; Ef. 2:10; Fil. 1:29; Fil. 2:12; 1Tess. 1:4-5; 2Tess. 2:13,14; 2Piet. 1:5-11; 1Cor. 8:3; 2Tim. 2:19; 1Piet. 1:20


Cosa si intende con “Limitata Elezione”?

La Redenzione operata da Cristo è limitata non perchè sia insufficiente o difetti di qualcosa, ma perchè la morte di Cristo è stata intesa ad assicurare la salvezza solo di quanti Dio ha eletto sin da prima della fondazione del mondo. Per tale ragione la Redenzione viene anche detta “definita” o “particolare”. Il termine “redenzione” contiene due concetti: quello di soddisfazione e quello di sostituzione. La giustizia di Dio che vuole la punizione del peccatore attraverso la morte, è soddisfatta dal sacrificio di Cristo, che ha pagato pienamente il debito per il nostro peccato morendo sulla croce. Cristo si è sostituito a noi a tutti gli effetti, in quanto Egli si è fatto pienamente uomo. La soddisfazione e la sostituzione della redenzione hanno un valore infinito, nel senso che valgono per chiunque, in qualunque luogo, in qualsiasi nazione, in ogni tempo, sia destinato da Cristo a vita eterna. Il valore e significato del sacrificio di Cristo implica che la redenzione è necessariamente efficace, ne consegue che Cristo non morì per l’intera umanità, altrimenti tutta l’umanità dovrebbe essere di fatto redenta, ma morì solo per gli eletti, cioè per coloro che Dio ha scelto dall’eternità per essere il suo popolo e che nei tempi stabiliti da Dio verranno a salvezza. In questo senso, l’estensione della redenzione è limitata, perchè intesa solo per gli eletti e non per l’intera umanità.

Roiom. 5:8; 2Cor. 5:18; Ef. 2:15; Col. 1:21,22; Gal. 3:13; Tito 2:14; Ebr. 9:12; Luc. 19:10; 1Tim. 1:15; Giov. 6:35-40; Giov. 10:11; Giov. 10:14-18; Giov. 10:24-29; Ef. 1:3,4,7,13; Gv. 17:1-11,20,24-26; Ebr. 2:17; Ebr. 3:1; Ebr. 9:28; Mt. 1:21; Giov. 10:11,15,26; Atti 20:28; Ef. 5:25-27; Rom. 8:32-34; Giov. 15:13; Mt. 20:28; Mt. 26:28; Ebr. 9:28; Ap. 5:9; Giov. 3:16,17; Giov. 4:42; 2Cor. 5:19; 1Giov. 2:1,2; 1Giov. 4:14; Rom. 5:18; 2Cor. 5:14,15; 1Tim. 2:4-6; Ebr. 2:9; 2Piet. 3:9



Cosa si intende con “Irresistibile Grazia”?

 

La grazia è il favore che Dio manifesta agli uomini donando e inviando loro lo Spirito Santo unicamente per Sua libera iniziativa. La Grazia può essere definita anche come l’opera dello Spirito. Lo Spirito Santo rigenera gratuitamente gli eletti di Dio, sostituendone il cuore ribelle con un cuore desideroso di conoscere Dio e servirLo.

Essendo l’uomo naturale morto nei propri falli e peccati è evidente che solo un’iniziativa esterna e incondizionata possa produrre la salvezza. Questa iniziativa è l’opera dello Spirito Santo, che per grazia agisce efficacemente per chiamare gli eletti alla conversione (la nuova nascita), donando loro la fede per mezzo della quale otterranno la giustificazione. Poichè la redenzione ha efficacia assoluta, è altrettanto necessario che l’eletto non abbia la capacità di resistere a questa potente azione della Grazia salvifica. La Grazia è quindi irresistibile non nel senso che costringa ad agire contro volontà, ma nel senso che agisce con efficacia certa nel rinnovare la volontà dell’eletto, che risponde liberamente e con gioia all’annuncio della salvezza in Cristo. Per tale motivo la conversione è un frutto della rigenerazione spirituale. Va ricordato che la rigenerazione è compiuta unicamente dallo Spirito Santo, e non dipendente dalla cooperazione dell’uomo, che invece accetta con gioia il dono della fede.

Gmiov. 6:37; Giov. 6:44; Giov. 10:16; Rom. 8:28; Rom. 8:32; 1Cor. 6:11; 1Cor. 12:3; 2Cor. 3:6; 2Cor. 3:17; Ef. 1:3; Ef. 1:7; Ef. 1:13; 1Piet. 1:2; Giov. 1:12; Rom. 9:16; Giov. 3:3; 1Piet. 1:3; 1Piet. 1:23; 1Giov. 5:4; Tito 3:5; Deut. 30:6; Ezec. 36:26; 2Cor. 5:17-18; Gal. 6:15; Ef. 2:10; Giov. 5:21; Giov. 11:14,15,25,38-44; Ef. 2:1,5; Col. 2:13; Giov. 17:2; 1Cor. 4:7; Ef. 2:8,9; Atti 5:31; Atti 11:18; Atti 13:48; Atti 16:14; Atti 18:27; Ef. 2:8; Fil. 1:29; 2Ti. 2:25




Cosa si intende con “Perseveranza dei Santi”?

I santi, cioè coloro che Dio dall’eternità ha eletto, rigenerato, chiamato e giustificato in Cristo, non possono perdere la salvezza perchè sono preservati nella fede per mezzo dell’opera dello Spirito Santo. La salvezza è opera di Dio, dall’elezione alla glorificazione finale, perchè Dio è fedele nella sua promessa e immutabile nei suoi decreti. La persona che crede sinceramente in Cristo è già salvata e possiede già con sicurezza la vita eterna. Chi ha fede sincera può purtroppo ancora peccare nel corso del suo cammino di fede, e persino rinnegare la propria fede, ma egli rimane comunque sorretto dalla grazia di Dio e guidato al ravvedimento. La perseveranza è una qualità intrinseca dei santi, non dipende dalla loro volontà ma dall’immutabilità della decisione di Dio, perchè solo i veri credenti persevereranno fino alla fine nella fede. Coloro che non dovessere mostrare i segni del ravvedimento, dimostrerebbero con ciò di essere stati membri ipocriti della chiesa di Cristo e non veri eletti.

Giov. 3:16; Giov. 3:36; Giov. 5:24; Giov. 6:47; Giov. 6:51; Giov. 11:25; 1Giov. 5:13; 1Piet. 1:23; Giov. 6:35,40; Giov. 10:27,30; Giov. 17:11,12; Giov. 17:15; Rom. 8:29,30; Rom. 8:35,39; 1Cor. 1:8; Ef. 1:5; Ef. 1:13,14; Ef. 4:30; Fil. 1:6; 1Piet. 1:3,5Gv. 14:21; Giov. 15:1,11; Ef. 2:10; 2Piet. 1:10; Fil. 3:12; 1Giov. 3:9; 1Giov: 5:18; Ebr. 5:11; 1Giov. 2:19; 1Giov. 2:25


Conclusione

Non è possibile, credere con coerenza biblica e dunque con logica, soltanto in qualcuno dei cinque punti ritenendo di potere tralasciare quelli che sembrano creare qualche tipo di "imbarazzo". Ciò perchè la dottrina della giustificazione è un "intero", ossia un complesso di dottrine profondamente intersecate tra di loro e non passibili di essere separate, se non a rischio di snaturare il significato stesso della "giustificazione per grazia mediante la fede". Questa dottrina non è composta dunque da un insieme di isolate e indipendenti dottrine, ma da parti talmente inter-connesse tra loro, da formare un sistema semplice, armonioso e consistente. Se qualcuno riuscisse a provare falsa una delle sue parti, l'intero sistema dovrebbe essere abbandonato. Alterare o sottrarre uno dei punti significa incamminarsi su una strada che è quella della teologia cattolica o dell'arminianesimo, che entrambe assegnano all'uomo una parte importante nell'opera di redenzione del Cristo. Arminiani e cattolici, ritengono che la elezione a salvezza sia condizionata, ossia offerta come opportunità a tutti, ciò implica che 1) l'uomo non sia totalmente depravato, ossia un peccatore nemico di Dio, 2) che la grazia non sia irresistibile, e pertanto il Dio sovrano della Bibbia avrebbe difficoltà ad attirare a le proprie creature, 3) che i santi non abbiano ricevuto il dono della perseveranza, e pertanto dovrebbero disperare poichè in ogni momento, a causa del peccato, sono in pericolo di perdere la propria salvezza.

Non credere nei cinque punti ha come risultato: non credere in un Dio autenticamente sovrano, ma al contrario in un Dio limitato dall'autonomia dell'uomo e da un universo dominato dal caso. Al contrario la dottrina della giustificazione ci comunica due felici certezzei: A) Dio da tutta l'eternità, prima della fondazione del mondo, a causa dei futuri meriti di Cristo, elesse a salvezza alcuni uomini predisponendo che essi al tempo opportuno ricevessero fede per pentirsi e convertirsi; B) Dio nell'eleggere gli uomini non tiene in conto alcun loro merito, neppure la "previsione" di una loro condotta virtuosa o la "non resistenza" all'azione dello Spirito Santo o la "fede" nell'evangelo.

(vedi anche Cosa è l'arminianesimo?)


(autore: Domenico Iannone)