La Settanta (LXX) e i codici Greci contenenti
l'Antico Testamento

Con il termine Settanta (LXX) si è soliti indicare la versione greca del testo ebraico dell'AT. Le più antiche testimonianze in nostro possesso del testo della LXX (non tutte concordi tra loro) sono:
1) P458 (Papiro Ryland) un frammento papiraceo trovato tra le bende di una mummia, datato al II sec. a.C. che contiene brani di Deuteronomio 23- 28.
2) P266 (Papiro Fouad) risalente più o meno allo stesso periodo del precedente e contenente brani di Genesi e Deuteronomio.
3) 4QLv, 4QEx, 4QNm, provenienti dalle grotte di Qumran e risalenti al I sec. A.C.. contengono il primo Lev. 2-5, il secondo Esodo 28:4-7 e l'epistola apocrifa di Geremia (w. 43-44), il terzo Numeri 3:30-4:14.
4) I codici: Sinaitico (IV sec. d.C.), Vaticano (IV sec. d.C.), Alessandrino (V sec. d.C.), Efrem riscritto (V sec. d.C.), Marcaliano (VI sec. d.C.), Freer V (III sec. d.C.)
5) I papiri Chester Beatty: P4 (350 d.C.), P5 (270 d.C.), P6 (150 a.C.), P7 (230 d.C.).
6) P911 (III sec. d.C.) contenente Genesi 1-35.
La LXX deve tale nome ad una pia leggenda che iniziò a diffondersi quando cominciò ad essere messa in dubbio la sua fedeltà al testo ebraico dell'AT. Nella "Lettera di Aristea a Filocrate" composta intomo al II sec. a.C. si racconta di come su richiesta del re egiziano Tolomeo Filadelfo II (285-247 a.C.) un team di 70 traduttori fatti venire da Gerusalemme ad Alessandria, traducessero in 72 giorni, ciascuno per conto proprio, l'intero AT. Le copie messe a punto una volta confrontate risultarono essere tutte uguali. Probabilmente il re egiziano fu solo l'iniziatore dell'impresa facendo tradurre per motivi di controllo politico della folta comunità giudea presente sul suolo egiziano, il Pentateuco. L'opera di traduzione dell'intero AT dovette concludersi intorno al I sec. d.C.
C'è chi sostiene che furono gli stessi cristiani a raccogliere i testi sparsi dell'AT greco, formando la prima versione della LXX. Il Testo dell'AT greco, fu soggetto a continue revisioni talvolta nell'interesse di una maggiore fedeltà al testo ebraico, altre volte per ragioni stilistiche o ancora in ossequio a qualche particolare regola di traduzione. Il motivo che indusse molti ebrei ad intraprendere intomo al II sec. d.C. tutta una serie di traduzioni in greco dell'AT, fu il desiderio di prendere le distanze dal testo greco dell'AT usato dai cristiani.
Girolamo nella prefazione alla sua traduzione latina delle Cronache, afferma che al suo tempo esistevano 3 importanti "recensioni" (versioni) dell'AT greco: quella di Esichio, di Luciano e di Origene chiamata Esapla. L'Esapla di Origene era un'opera monumentale, che riportava su sei colonne altrettante versioni dell'AT:
1) il testo ebraico dell'AT,
2) il medesimo testo ebraico traslitterato in greco,
3) la letterale-interlineare versione della LXX di Aquila,
4) la estetizzante versione della LXX di Simmaco,
5) la versione di Origene della LXX,
6) la versione della LXX di Teodozione.
Da quanto detto risulta evidente che al IV sec. d.C. esistevano recensioni diverse del testo greco dell'AT (cioè molte versioni della LXX).

Il foglio di papiro sulla sinistra (P.Duk.inv. 764b; retto e verso, 11.8 x 10.2 cm. e 20 linee di testo), risalente al 640 d.C., è un palinsesto (da palin jaw "raschiato di nuovo"), cioè il papiro è stato "riciclato", lavando letteralmente via il testo preesistente e riallisciando la superfice.

Il retto del papiro menziona il "donatore" della vita eterna (Cristo). Segue un riferimento al triplice senso delle scritture, basato sull'interpretazione di Origene del brano di Proverbi 22:20, un passaggio interamente citato. Sul verso si discute sull'impossibilità di spegnere la sete di coloro che sono nell'Ade, probabilmente una lettura allegorica della parabola del Ricco e di Lazzaro.

Il sinodo di Trullo del 692, proibì tale pratica, in rispetto dei testi sacri, ma nonostante tale provvedimento (che tra l'altro prevedeva un anno di scomunica) la pratica dovette continuare, visto ad esempio che dei 250 manoscritti neotestamentari in onciale oggi noti, 52 sono palinsesti.

 

(autore: Domenico Iannone)