E' legittima la pratica della decima?


Per decima si intende comunemente l'offerta del 10% delle proprie entrate in denaro. Il comando per tale pratica è trovato nella legge mosaica così come è presentata nei 5 libri del Pentateuco
In questi testi biblici quanto è detto, ruota attorno al concetto di ricordanza, di memoria, il popolo è insistentemente da Dio invitato a ricordarsi dell'Eterno e delle sue leggi. Non è improbabile che con la decima, Dio intendesse ricordare agli israeliti che a Dio apparteneva praticamente tutto e pertanto poteva disporre anche delle rendite.

La decima poteva essere offerta oltre che in denaro, in prodotti della terra (grano trebbiato, vino, olio d'oliva Num. 18:27) e bestiame (lev. 27:31-32); quando la decima era offerta in prodotti della terra, essa era passibile di "riscatto", ossia il corrispondente valore in denaro era accresciuto di 1/5 e offerto al posto dei prodotti (la decima del bestiame non poteva essere riscattata Lev. 27:32-33).
Le decime non potevano essere consumate a casa propria (Deut. 12:17-18) ma dovevano ogni anno essere portate al luogo scelto dall'Eterno (uno dei luoghi dove sorgeva il santuario Deut. 14:22; 12:5, 6, 11) e ivi consumate dall'offerente e dalla sua famiglia oltre che dal levita appartenente alla stessa città dell'offerente.
Questo dato ci fa già comprendere che le decime non erano offerte a beneficio dei soli leviti, pertanto è erroneo affermare che oggigiorno le decime debbono essere destinate in modo esclusivo ai ministri di Dio.

Nel caso il cammino da casa dell'offerente, al luogo scelto dall'Eterno fosse stato troppo lungo, le decime in natura potevano essere convertite in danaro, e una volta giunti al luogo, riconvertite in qualsivoleva genere alimentare, da consumare insieme alla propria famiglia destinando quanto avanzava ai leviti (Deut. 14:22-27).
I leviti dal canto proprio, prelevavano da quanto rimaneva della decima, un'ulteriore decima parte per destinarla ad Aaronne, cioè alla famiglia del sommo sacerdote (Num. 18:26-27).

Vi era un'ulteriore forme di decima (Deut. 14:28-29): ogni 3 anni l'israelita pio evitava di salire al luogo scelto dall'Eterno e metteva a disposizione dei leviti, degli orfani, delle vedove e degli stranieri del proprio paese, la decima delle proprie entrate dell'anno in corso; a ciò faceva seguito una confessione davanti all'Eterno (al luogo sacro, probabilmente in occasione di qualcuna delle feste solenni annuali Deut. 26:12-15), con la quale attestava di avere donato tutto quanto la legge prescriveva.
Il declino spirituale di Israele era contrassegnato dall'abbandono della pratica della decima; Ezechia prese provvedimenti per restaurarla (2Cron. 31:5, 12, 19). Provvedimenti simili adottò anche Nehemia (Neh. 10:37-38; 12:44; 13:10-14), con l'avallo di Malachia (3:7-12). A proposito del brano di Malachia, che spesso è citato per giustificare la pratica contemporanea della decima, va detto che egli censurava il comportamento dei propri contemporanei, che nonostante le chiare affermazioni della legge mosaica, si comportavano da infedeli.

Gesù prima della propria crocifissione, ha osservato la pratica della decima, come d'altronde tutta la pratica ritualistica giudaica, sforzandosi di riportarla alla purezza di intenzioni di Dio; infatti egli offriva sacrifici al tempio, mandava i lebbrosi mondati a farsi vedere dai sacerdoti.
L'affermazione di Gesù in Giovanni 5:46 rivolta ai Farisei: "chi di voi mi convince di peccato" dove per questi zelanti della legge, "peccato" era la più piccola infrazione ad essa, testimonia dello zelo del Cristo per la messa in pratica della legge mosaica.
In Luca 11:42, Gesù afferma, contestando la pratica farisaica di prendere la decima persino dalle erbe più insignificanti, che senza tralasciare la decima, bisognava praticare giustizia e amore di Dio; più radicale il brano parallelo in Matteo 23:23 : bisognava praticare cose ben più gravi (importanti) la giustizia, la fede, la misericordia.
Tali brani però non significano che Cristo abbia con la propria morte lasciato la pratica della decima invariata.
Cristo morendo sulla croce ha abolito il rituale levitico del santuario, e con esso tanto la necessità di presentare sacrifici per ottenere il perdono dei peccati, quanto la necessità di sostentare una classe di sacerdoti (leviti).

Possiamo concludere affermando che la decima era stata istituita per:
1) orientare il cuore degli israeliti al luogo scelto dall'Eterno, affinchè non sacrificassero ad altri dèi, e potessero ricevere istruzione (Deut. 12:5);
2) sostentare i leviti che si occupavano prioritariamente del rituale di espiazione al tempio, il quale permetteva agli israeliti di ottenere perdono da Dio (Num. 18:31);

Nel Nuovo Testamento non si prescrive il versamento della decima (infatti abolito il rituale levitico, abolito il fine principale della decima). La decima potrebbe essere considerata una sorta di regola di disciplina personale, una pratica fondata sulla necessità di pianificare le proprie uscite destinate a far fronte ai bisogni della comunità alla quale si appartiene: in questo caso pur non trovando una piena ratifica biblica la decima è senza dubbio di qualche utilità.
Sicuramente la decima non ha valore costrittivo per il credente, ed ogni tentativo di inserire questo precetto tra quelli ritenuti necessari per una sana sottomissione a Dio deve essere considerato del tutto ritenuto illeggittimo.
Non dare la decima, non significa "derubare Dio"!
La regola cristiana del "dare", dovrebbe essere quella proposta da Paolo in 2Cor. 9:7 "Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso".
Va altresì ricordato che questa raccolta di fondi effettuata da Paolo, potrebbe essere identificata con la decima triennale destinata ai poveri.


(autore: Domenico Iannone)